Festeggiamenti in onore del Santo Patrono San Vito Martire a Sapri

l 15 giugno, a Sapri, non è una data come le altre.
Sappiamo che ufficialmente è con il solstizio d’estate di giorno 21 che la bella e assolata stagione bussa alle porte con le sue infradito colorate e le caffetterie affollate all’ora di punta…
Eppure, in alcuni posti, in alcuni momenti dell’anno, l’aria che si respira è diversa ed è proprio come se il caldo e l’afa battessero sul tempo le convenzioni perché a Sapri, come in molte altre piccole comunità italiane, arriva l’ estate quando arriva San Vito.
San Vito è il patrono della piccola gemma dei mari del Sud ed è ricordato alle idi del sesto mese dell’anno solare. Il quartiere “Marinella” nella parte più antica del cuore della città, si anima di musica, persone e di quell’odore che, diciamocelo, è tipico di soli tre mesi l’anno: quello invitante delle arachidi tostate.
La banda suona nel pomeriggio per le vie del paese e, alla sera, davanti ad un fedele pubblico dal palco allestito in piazza Plebiscito, la stessa che viene animata dalle luminarie e dal vociare continuo delle folle estive.
E poi giù, di musica, balli, giostre e fuochi (pirotecnici!) che accendono la baia.
L’estate comincia con San Vito dunque, con ben sei giorni d’anticipo sul calendario.
A Sapri è così, un appuntamento eterno a “mò che è San Vito”, il vero rullo di tamburi di tutte le altre feste, ricorrenze, sagre che interessano la zona.
La statua del santo è esposta per una settimana presso la Chiesa Madre mentre il 15 viene portata in processione fino a raggiungere il famoso pozzo (detto “di San Vito” appunto) dove sembra che, in passato, sia avvenuto un miracolo proprio per sua opera: avrebbe, infatti, ridato l’acqua potabile ai sapresi.
La storia del martire è segnata dalla leggenda che lo vede siciliano di nascita ma con radici pagane: opera azioni miracolose già da bambino fin quando, adolescente, viene fatto arrestare e torturare senza tuttavia mai rinunciare al proprio credo. Forse liberato per intercessione divina, viene condotto a Roma dove l’imperatore Diocleziano lo implora di liberare il figlio dalla possessione del demonio.
Anche qui però trova ostilità e prigionia, essendo considerato da tutti eretico e stregone: sarà lo stesso imperatore capitolino ad ordinarne l’uccisione.

~Myriam Guglielmetti~

 

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CONCORSO FOTOGRAFICO – ARTI E MESTIERI IN CILENTO

1Partecipazione al Concorso Fotografico   

La partecipazione è gratuita e aperta a tutti. La 
partecipazione 
al 
concorso 
implica 
l’accettazione 
integrale 
del 
presente 
regolamento.

2Tipologia delle fotografie

Tutte 
le fotografie 
partecipanti
 al
 concorso 
devono 
riportare 
solo
 sul 
retro:
nome 
e 
cognome 
del 
fotografo,
 titolo.
Ogni 
partecipante
 può 
inviare 
un
 massimo 
di 
3 (tre) fotografie.
Le 
fotografie
 partecipanti 
dovranno 
essere in
 bianco
e
nero.
Non
 saranno
 ammesse
 a
 partecipare
 al 
concorso 
fotografie
che 
abbiano 
avuto
 ritocchi 
importanti
 quali:
 fotomontaggi,
 doppia
esposizione, 
ritocchi 
di
 alcun
 genere,
 salvo 
correzioni 
cromatiche 
ed
 esposimetriche.

3 – Invio del materiale fotografico                                                   

Le fotografie potranno essere consegnate a partire dal 1° giugno 2017 fino alle ore 24:00 del 11 agosto 2017 presso la Sede dell’associazione Grandangolo in Sapri via Giacomo Manzù o altresì spedite al suddetto indirizzo. Contestualmente alla consegna delle stampe (20×30 cm), dovranno essere inviate le stesse in formato jpg delle dimensioni di 2500 pixel nel lato lungo con risoluzione di 300 dpi, senza alcuna apposizione di loghi sull’immagine, all’indirizzo di posta elettronica: grandangolo.sapri@libero.it  utilizzando il servizio wetransfer (https://wetransfer.com/) indicando come oggetto la dicitura “concorso fotografico arti e mestieri”, e 
rinominando 
ciascun 
file 
con 
titolo 
della fotografia
 e
 cognome
 dell’autore.

Si
 raccomanda
 di
 precisare
 i
 dati
 necessari
 per
 permettere
 la
 corretta
battribuzione 
di 
ciascun partecipante 
con 
le 
proprie
 opere
 (nome 
cognome,
 indirizzo, 
titolo
 della fotografia, luogo dove è stata scattata, numero di telefono ed e-mail).
 Verranno scartate
 le
 fotografie
 trasmesse
 che
 non
 permettono  
un’attribuzione 
certa
 dell’autore.
Con tale invio si autorizzano gli organizzatori del Concorso a presentare le foto con la seguente dicitura: Titolo foto, luogo della fotografia.
L’organizzazione garantendo la massima cura, declina ogni responsabilità per la perdita o il danneggiamento delle opere, per cause indipendenti dalla propria volontà.
Le fotografie saranno pubblicate solo dopo essere state esaminate e approvate.
Si declina ogni responsabilità del mancato funzionamento telematico o riempimento dell’indirizzo di posta elettronica o malfunzionamento del servizio postale ordinario.

4 – Uso del materiale fotografico inviato

Le fotografie presentate al concorso verranno pubblicate all’interno di una Photogallery appositamente creata all’interno dell’Aula Consiliare del Comune di Tortorella e sulla pagina facebook dell’associazione Grandangolo dove verranno pubblicate in forma anonima per essere votate dalla Giuria popolare e dalla Giuria Tecnica.
Si informa, altresì, che i fotografi non potranno in alcun modo e a nessun titolo interferire nell’allestimento del percorso espositivo, che sarà ESCLUSIVAMENTE a cura del personale qualificato.

5Diritti e responsabilità dei partecipanti

Ogni
 autore
 è
 responsabile
 del
 contenuto
 delle
 immagini
 inviate e
solleva
gli
organizzatori da
 ogni
 eventuale
 conseguenza
 inclusa
 la
 richiesta
 di
 danni
 morali e
 materiali.
L’invio
 di
 immagini
 da 
parte 
del 
partecipante 
al
 concorso 
fotografico 
presuppone
 che
lo stesso 
sia 
in 
possesso
 del
 copyright
 relativo
 alle 
stesse.
In
 base
 a
 quanto
 sopra, gli
 organizzatori
 non
 possono
 pertanto
 essere
 ritenuti responsabili di
 controversie 
relative
 alla 
paternità
 delle 
immagini
 o
 di 
qualunque 
altra
 conseguenza
 legata 
alle 
immagini
 oggetto 
del
 concorso 
fotografico.
Si ricorda che utilizzare, anche solo parzialmente, foto o immagini di altri autori, è regolato dalle norme vigenti in materia. Ogni partecipante è responsabile della forma e del contenuto delle proprie fotografie, garantendo la proprietà materiale e intellettuale delle stesse e sollevando l’organizzazione da ogni responsabilità. In ogni caso l’autore solleva l’organizzazione da costi e oneri di qualsivoglia natura che dovessero essere sostenute a causa del contenuto dell’opera. Le opere dovranno, dove necessario, avere in allegato la liberatoria di eventuali persone e soggetti ritratti nelle fotografie.

6 – Giuria

Le
 fotografie 
ammesse 
al concorso saranno
 valutate solo ed esclusivamente dal voto popolare del pubblico di Facebook (dal 12 al 25 agosto 2017) e successivamente da una Giuria tecnica che valuterà le prime 15 classificate sul suddetto social network.
Si ricorda che il giudizio delle Giurie è insindacabile e i fotografi non potranno in nessun modo interferire con le valutazioni della stessa.

 7 – Premiazione

I risultati del concorso verranno resi noti durante la serata finale dell’esposizione e successivamente pubblicati sulla pagina Facebook dell’Associazione Grandangolo. Ai vincitori (i primi 3 classificati) verrà dato un attestato di merito.

9 – Proprietà delle fotografie

Le stampe delle fotografie inviate e selezionate per l’esposizione resteranno di proprietà dell’Associazione e saranno utilizzate dall’organizzazione per eventuali pubblicazioni e inserite nell’archivio dell’associazione.

10 – Trattamento dei dati personali (privacy)

Il trattamento dei dati avviene nel rispetto di quanto stabilito dalla legge “Tutela della persona e di altri soggetti rispetto al trattamento dei dati personali” (D.L.g.s. 30.6.2003 n. 196), nota come legge sulla privacy.

Per informazioni e chiarimenti:

e-mail: grandangolo.sapri@libero.it

Tel: 345 0688188  (Orazio Cantio – Presidente Ass. Grandangolo)

Scarica qui la Scheda partecipazione e liberatoria fotografica

La fotografia naturalistica

La fotografia naturalistica è un genere incentrato principalmente sulla bellezza di flora e fauna selvatiche immerse nel proprio ambiente naturale. Ha quindi come scopo quello di mostrare il fascino intrinseco della natura. È un genere molto vasto che può inglobare diverse sottocategorie, quali la fotografia paesaggistica e la macrofotografia. Caratteristiche fondamentali della fotografia naturalistica sono la pazienza e la pratica: per ottenere dei buoni risultati sono necessari lunghi appostamenti in attesa del momento migliore per lo scatto e una profonda conoscenza dell’ambiente in cui si lavora e delle abitudini della fauna che lo abita. Il fotografo inglese Richard Garvey–Williams, non a caso, scrive: «Molti fotografi naturalisti ricordano un po’ i cacciatori di una volta, fatta eccezione per le “armi” utilizzate”: obiettivi a focale lunga in un caso e fucili nell’altro. È interessante notare come in inglese termini quali shooting, shoot e shot (“sparatoria”, “sparare” e “sparo”) vengano ampiamente utilizzati in campo fotografico (con il significato di “sessione fotografica”, “scattare” e “scatto”)».

Tra i principali esponenti della fotografia naturalistica ricordiamo l’olandese Frans Lanting, dotato di una strabiliante abilità nel riprendere gli animali nei loro atteggiamenti più naturali. Egli vuole portare l’animale a dialogare con l’osservatore, estrapolandolo dalla sua semplice forma selvaggia. Lanting ha una predilezione per gli scatti molto ravvicinati dei suoi soggetti, non essendo interessato a tutto l’animale, ma ai suoi particolari. Maestro del colore, vuole riportarlo esattamente come si vedrebbe ad occhio nudo. Gli occhi sono la parte del corpo che maggiormente fotografa. Egli esegue grandi zoomate sul volto delle creature per riuscire a catturarne la vera essenza.

Tra i fotografi naturalisti americani meritano di essere citati Ronnie Gaubert e David Doubilet. Il primo non ama i tagli spettacolari, ma predilige l’eleganza estetica. Conosciuto soprattutto per la sua close-up photography (“fotografia ravvicinata”, come preferiva chiamarla lui), egli ha immortalato migliaia di insetti in un modo che tutto il mondo gli invidia. Il secondo è specializzato in fotografia subacquea e a lui dobbiamo l’invenzione della tecnica dell’Over/Under, per la quale utilizza particolari filtri con punti di fuoco separati.

Il panorama fotografico italiano vanta, tra i naturalisti, Stefano Unterthiner, particolarmente sensibile alle tematiche di conservazione della natura e al rapporto tra l’uomo e la fauna. Egli è stato il primo italiano a lavorare per la prestigiosa rivista americana National Geographic Magazine. Il suo “marchio di fabbrica”, quello che lo distingue da molti altri fotografi naturalisti è l’uso del grandangolare che, come poche altre ottiche, riesce ad avvicinare il lettore della fotografia agli animali, alla natura ritratta. Quando, durante un’intervista, gli è stato chiesto cosa può dare una marcia in più ad una fotografia naturalistica, lui ha risposto: «La storia che sta dietro la fotografia. Non tutti sanno trovare e raccontare una storia con un’immagine, o una serie di immagini. La capacità di raccontare qualche cosa che vada oltre all’immagine scattata è una qualità rara. Può essere qualche cosa legato al percorso del fotografo, alla sensibilità, all’emozione, alle tante cose che ci possono essere dietro una specie, un luogo, una persona. Quando la fotografia riesce a portare un messaggio, a dire qualcosa di più, allora la fotografia è più forte».

~Roberta D’Agostino~


robertaRoberta D’Agostino nasce a Napoli il 25 luglio 1983. All’età di sette anni si trasferisce a Sapri, dove prosegue i suoi studi appassionandosi soprattutto alle lingue straniere. Nel 2015 consegue la laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Istituto Orientale di Napoli, coltivando nel frattempo anche un vivo interesse per la fotografia, nato durante le sue passeggiate in solitaria a contatto con la natura. Predilige la fotografia di paesaggio, ma i soggetti che ama immortalare sono gli animali, per i quali nutre un grande amore.

Gianni Berengo Gardin

Tra i più acclamati e talentuosi fotografi del panorama italiano moderno, non si può non annoverare Berengo Gardin.
Il fotografo è senza dubbio tra i più conosciuti in tutto il mondo, grazie alla sua attività di fotoreporter che lo ha portato, insieme al fidato obiettivo, nelle terre più lontane, per documentarne la storia, i paesaggi, la società.
La scalata al successo internazionale comincia negli anni ’60, quando Berengo Gardin inizia a collaborare con le testate giornalistiche europee più rinomate, tra cui Le Figaro, Espresso e Time.
Cosa colpisce dei suoi lavori?
L’empatia. L’attenzione per soggetti a cui non chiunque farebbe caso. La voglia di catturare un fugace attimo di vita quotidiana.
Le sue stampe sono ovunque: dall’Italia all’America la sua passione si è estesa a macchia d’olio colonizzando le maggiori sale espositive d’oltreoceano.
Oggi, dopo aver ricevuto riconoscimenti d’ogni sorta (uno fra i tanti la monografia a lui dedicata dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) non smette di sorprendere l’affezionato pubblico, continuando il suo lavoro, sempre diviso tra la Patria e l’estero.
Di sé stesso dice in un’intervista:

Fotografo la gente che normalmente non viene fotografata

È questo a rendere unico il suo genere: la macchina fotografica di Gardin arriva dove molti non sanno guardare.

~Myriam Guglielmetti~


foto-profilo_grandangolo_myriamClasse 1990, Myriam nasce nel Parco del Pollino ma cresce e vive i suoi primi 18 anni di vita a Sapri.
Iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, vive a Roma dal 2009 dove alterna lo studio alla sua passione più grande: la scrittura.
Ama il cinema, la lettura, la fotografia.
Blogger dilettante, nell’attesa di diventare giornalista si diverte posando come modella sognando di passare, un giorno, dall’altro lato dell’obiettivo con la sua nuova Reflex, Steve.

William Klein

Quando il cinema incontra la fotografia ci sembra di assistere ad una delle più belle e complete forme d’arte.
Un connubio che trova il suo fulgore nel genio di William Klein.
Klein è newyorkese doc: nasce infatti nella Grande Mela sul finire degli anni ‘20 e proprio nella capitale della East Coast  esplode la sua attività come fotografo di moda per le più importanti e patinate testate giornalistiche d’oltreoceano.
L’eclettico William sposta poi la sua carriera in Francia, che lo accoglie tra le sapienti braccia della Sorbonne dove studia scultura ed approfondisce la sua innata passione per la pittura.
È Parigi ad essere il primo background entro il quale egli matura ed arricchisce la sua arte.
Come parecchi altri cultori dell’obiettivo di cui abbiamo parlato in precedenza, anche Klein è un fotografo sui generis: esce fuori dagli schemi e non rispetta canoni e regole, diventando un “rivoluzionario” dell’epoca.
I lavori “alla Klein” sono senza dubbio pezzi unici al mondo.
L’utilizzo del grandangolo e del teleobiettivo lo avvicina al mondo della street-photography, allontanandolo dal suo primo amore, la moda.
La vera svolta, tuttavia, arriva soltanto con l’approdo nel mondo della televisione: sono innumerevoli gli spot ed i documentari da lui creati, con l’occhio attento e creativo di un regista.
Dal 1999 è socio onorario della Royal Photographic Society.
A sottolinearne la personalità ruggente, questa frase da lui pronunciata a Parigi:

 Sono venuto da fuori, le regole della fotografia non mi interessano

 

~Myriam Guglielmetti~


foto-profilo_grandangolo_myriamClasse 1990, Myriam nasce nel Parco del Pollino ma cresce e vive i suoi primi 18 anni di vita a Sapri.
Iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, vive a Roma dal 2009 dove alterna lo studio alla sua passione più grande: la scrittura.
Ama il cinema, la lettura, la fotografia.
Blogger dilettante, nell’attesa di diventare giornalista si diverte posando come modella sognando di passare, un giorno, dall’altro lato dell’obiettivo con la sua nuova Reflex, Steve.

Franco Fontana

Il panorama fotografico italiano si arricchisce, nel primo trentennio del Novecento, della personalità eclettica di un illustre artista: Franco Fontana.
A Modena, città in cui nasce, egli comincia la sua attività nel bel mezzo degli anni ’60: una fotografia amatoriale che ben presto diventa ragione di vita per Fontana. L’evoluzione dei suoi lavori narra i cambiamenti che egli stesso ha affrontato nel corso del tempo.
È il colore nel suo intrinseco astrattismo a catturare la sua attenzione: esporrà su questa tematica  a Vienna, Torino e a Modena.
Poi la svolta.
Il rinominato “maestro del colore” cambia soggetto, dando dimostrazione della sua innata capacità di reinventarsi, di non restar mai bloccato su un solo genere. Nella seconda fase della sua carriera lo si vede cimentarsi anche con il nudo ed il paesaggio. Proprio la fotografia paesaggistica permetterà a Fontana di emergere anche nell’universo dei reportage. Oggi sono circa una quarantina i volumi che recano la sua impronta. Un bagaglio culturale che ha oltrepassato i confini della penisola per giungere sino al Moma di New York, alla Australian National Gallery di Melbourne e Museo d’arte moderna di Parigi (tanto per citarne alcuni).
Fontana non si è mai detto stanco della sua professione, anzi. Il suo lavoro è incessante, con mostre che coinvolgono spesso il pubblico giovane di fotoamatori e che un po’ ricorda i suoi stessi inizi, lo stesso suo approcciarsi al mondo tanto affascinante quanto complesso della fotografia.
Il suo consiglio alla gioventù ben si riassume in queste parole, estrapolate da una intervista di Marco Pinna:

Umiltà, cercare di maturare e di capire che prima di diventare bisogna “essere”; ed essere significa testimoniare e significarsi per quello che si è e non per quello che si immagina. Non ci vuole fretta.

 

~Myriam Guglielmetti~


foto-profilo_grandangolo_myriamClasse 1990, Myriam nasce nel Parco del Pollino ma cresce e vive i suoi primi 18 anni di vita a Sapri.
Iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, vive a Roma dal 2009 dove alterna lo studio alla sua passione più grande: la scrittura.
Ama il cinema, la lettura, la fotografia.
Blogger dilettante, nell’attesa di diventare giornalista si diverte posando come modella sognando di passare, un giorno, dall’altro lato dell’obiettivo con la sua nuova Reflex, Steve.

Gabriele Basilico

gabriele-basilico-nel-suo-studio-alessandro-calabrese__450pxOggi su Grandangolo vi raccontiamo, con orgoglio, un pezzetto artistico della nostra amata Italia.
È  lo stivale più famoso del mondo infatti a dare i natali a Gabriele Basilico nel 1944.
Il fotografo, milanese doc., esordisce nel panorama fotografico tricolore negli scoppiettanti anni ’60, regalando al suo primo pubblico  magnifici ritratti di una società in continua evoluzione.
L’indagine sociale è il primo vero soggetto su cui posa l’obiettivo e nel 1980 la sua Milano- Ritratti di Fabbrica incanta il pubblico di fotoamatori. Guadagnerà importanti incarichi internazionali tra gli Ottanta ed i Novanta, tanto da diventare uno dei più famosi all’estero per la sua arte.
Dai volti della capitale meneghina si sposta sulla strada, poi in ambienti e paesaggi sempre diversi e comincia una nuova fase della sua vita fotografica in cui ammira l’imponenza degli artifici umani: nel ’96 è alla Biennale di Venezia con Cross Sections of a Country sull’architettura contemporanea.
A questo punto è ormai ufficiale: la  musa ispiratrice di Basilico è la città, in ogni suo angolo, in tutto il suo moderno splendore.
La riflessione che ruota attorno al suo “curriculum fotografico” è incentrata sull’urbanizzazione come conseguenza dell’intreccio tra boom economico, industrializzazione e storia dell’uomo.
Da Venezia non si ferma più, in un continuum di scatti: esibisce il frutto dei suoi lavori nelle più importanti capitali mondiali vincendo una sfilza di premi e riconoscimenti tra cui l’ I.N.U. (Istituto Nazionale di Urbanistica) per il suo fondamentale contributo alla  documentazione degli spazi urbani contemporanei.
Ha lasciato un’impronta indelebile per tutto ciò che riguarda lo studio sulla morfologia e le trasformazioni del paesaggio contemporaneo e lo ha trasmesso a studenti ed appassionati anche attraverso seminari, conferenze e, ancor meglio, libri. Una divulgazione la sua che continuerà fino all’anno della sua morte, solo quattro anni fa, nelle mura familiari della cara Milano.

In questa sua citazione tutto l’amore per un lavoro fatto di occhio, studio e dialogo:

Cerco di creare un dialogo con il luogo: io lo esploro, lui mi rimanda delle cose

~Myriam Guglielmetti~


foto-profilo_grandangolo_myriamClasse 1990, Myriam nasce nel Parco del Pollino ma cresce e vive i suoi primi 18 anni di vita a Sapri.
Iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, vive a Roma dal 2009 dove alterna lo studio alla sua passione più grande: la scrittura.
Ama il cinema, la lettura, la fotografia.
Blogger dilettante, nell’attesa di diventare giornalista si diverte posando come modella sognando di passare, un giorno, dall’altro lato dell’obiettivo con la sua nuova Reflex, Steve.

Henry Cartier Bresson

20130620-lens-bresson-slide-ivp4-superjumbo“L’occhio del secolo”. Questo fu l’appellativo coniato appositamente per uno dei più grandi obiettivi fotografici esistiti, quello di Cartier Bresson.
Almeno una volta nella vita vi sarete imbattuti in una delle sue opere.
Fotografie che catturano l’attimo come solo lui sapeva fare.
Ma procediamo con ordine:
Henry Cartier Bresson nasce in Francia nel 1908 e già da piccolissimo viene attratto dal mondo dell’arte e della pittura in particolar modo.
Il surrealismo dilagante lo porta inizialmente a percorrere una strada priva di qualsivoglia riferimento al mondo della fotografia.
Un disinteresse che si affievolirà per far spazio alla passione e alla curiosità: la realtà che lo circonda deve essere immortalata, quell’attimo deve continuare a riecheggiare anche a secoli di distanza.
In compagnia della fidata Leica, inizierà la gavetta dapprima come assistente del regista Jean Renoir, poi coltiverà una duratura amicizia con un altro famoso collega polacco, David Seymour, con il quale si troverà in sintonia sia sul piano culturale che personale.
Lo scoppio del secondo conflitto mondiale non frena la voglia di “catturare” di Henry che, entrato a far parte della Resistenza francese, non abbandonerà comunque le sue attività.
La fine della guerra lo porterà oltre, nelle lande più lontane del pianeta e saranno  proprio il viaggio e la voglia di esplorare a dare maggior definizione alla sua arte: non semplici scatti, ma meravigliosi reportage.
Una vita lunga e ricca di soddisfazioni quella di Cartier Bresson, che nei suoi novantasei anni di esistenza si è circondato di personalità celebri, riuscendo ad estrapolare dal rapporto con ognuna di esse quel “di più” da aggiungere alle proprie fatiche.
Abbandona questo mondo nel 2004 lasciandosi dietro una scia di successi e di scatti sublimi.

La fotografia di Bresson sintetizzata in poche, sue, righe:

Non è la mera fotografia che mi interessa.
Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà.

Innumerevoli le mostre a lui dedicate in ogni parte del globo, come altrettanto numerosi sono i seguaci della sua “dottrina fotografica”.
Una filosofia basata sull’eternità di un istante.
Un click che ferma il tempo.
Lo stesso tempo che  l’arte di Bresson ha immortalato anni fa.
Un tempo lontano che resta sempre attuale.

~Myriam Guglielmetti~


foto-profilo_grandangolo_myriamClasse 1990, Myriam nasce nel Parco del Pollino ma cresce e vive i suoi primi 18 anni di vita a Sapri.
Iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, vive a Roma dal 2009 dove alterna lo studio alla sua passione più grande: la scrittura.
Ama il cinema, la lettura, la fotografia.
Blogger dilettante, nell’attesa di diventare giornalista si diverte posando come modella sognando di passare, un giorno, dall’altro lato dell’obiettivo con la sua nuova Reflex, Steve.

Man Ray

man-rayPer aprire la nostra nuovissima rubrica grandangolare sui maggiori artisti del 1900, quale modo migliore di iniziare se non parlando del grande Man Ray, celeberrimo esponente del movimento culturale del Dadaismo?
Emmanuel “Man” Rudzitsky nasce al tramonto del 1800 nella cittadina statunitense di Filadelfia. I genitori, entrambi russi di nascita ma americani d’adozione, migrano appunto verso il Nuovo Mondo  per assicurare alla prole un futuro migliore.
Ray completa gli studi superiori nella Grande Mela ma abbandona presto l’idea di diventare architetto: decide infatti di assecondare le proprie passioni seguendo la strada dell’arte che lo porterà molto lontano.
Inizia proprio a New York il suo percorso artistico come disegnatore, partendo dalla strada, dove inizia a firmare i propri piccoli tesori con lo pseudonimo di Man Ray (con cui è noto) che letteralmente significa “uomo – raggio”. In una data storica, il 1914, acquista la sua prima macchina fotografica, per poter fotografare i suoi lavori, le prime opere cui tanto era affezionato, le prime aerografie.
Insieme a Marcel Douchamp e Walter Arensberg forma il trio fondatore della Società degli artisti indipendenti (Society of Indipendent Artists) ma solo nel 1919 la vera svolta per la sua carriera.
Proprio accanto all’amico  Duchamp, diventa propulsore del movimento artistico conosciuto come “Dada”, caratterizzato dal rifiuto di tutto ciò che può considerarsi tradizionale.
Negli anni ’20 lascia le Americhe per approdare in Europa, a Parigi per l’esattezza  dove fa la conoscenza di moltissime personalità influenti dell’epoca nel campo della pittura, della filosofia, dell’arte. È proprio in questo periodo che Ray inizia a produrre le più famose opere: le cosiddette “rayografie”, ossia delle fotografie realizzate apponendo gli oggetti direttamente sulla carta sensibile. Una novità venuta alla luce per caso in laboratorio che rese uniche le sue produzioni.
“Rayograph” è un termine che gioca senz’altro con il cognome dell’artista ma che contemporaneamente indica l’importanza del disegno luminoso sullo sfondo nero del foglio: per il fotografo i raggi di luce contro il buio rappresentano il paradossale contrasto dell’esistenza, del quotidiano.
La nascita del surrealismo, in quegli stessi anni, segna un’epoca e dona a Man Ray il titolo di primo fotografo surrealista: poseranno per lui le modelle più famose e tra queste Alice Prin, sua musa e compagna di vita.
Lo scoppio del secondo conflitto mondiale purtroppo lo riporta sui suoi passi: fa ritorno negli USA per trovare riparo dall’antisemitismo dilagante di Hitler, inseguendo il sogno della divulgazione insegnando in un college sino al rientro a Parigi, dove muore  dopo una ultraottantenne vita dedicata per intero alla sua arte.
Una sua frase recita:

Di sicuro, ci sarà sempre chi guarderà solo la tecnica e si chiederà “come”, mentre altri di natura più curiosa si chiederanno “perché”.

Un chiaro invito ad osare, a sperimentare, a non essere eccessivamente fedeli alla rigidità degli standard.
Man Ray è diventato un’icona proprio inseguendo spontaneamente ciò che il caso e la creatività delle sue mani hanno prodotto.

~Myriam Guglielmetti~


foto-profilo_grandangolo_myriamClasse 1990, Myriam nasce nel Parco del Pollino ma cresce e vive i suoi primi 18 anni di vita a Sapri.
Iscritta alla Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza, vive a Roma dal 2009 dove alterna lo studio alla sua passione più grande: la scrittura.
Ama il cinema, la lettura, la fotografia.
Blogger dilettante, nell’attesa di diventare giornalista si diverte posando come modella sognando di passare, un giorno, dall’altro lato dell’obiettivo con la sua nuova Reflex, Steve.

Cosa è un portfolio fotografico?

La creazione di un portfolio fotografico è una delle operazioni più difficili e più importanti che un fotografo possa fare con la propria produzione. La definizione ufficiale che la FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) dà al portfolio è la seguente:

Si può intendere per “portfolio” un complesso coerente di immagini finalizzate a esprimere un’IDEA centrale. I soggetti delle singole foto (il “cosa”) e il modo scelto dal fotografo per rappresentarli e ordinare le immagini in sequenza utilizzando il valore espressivo degli accostamenti (il “come”) devono essere in grado di comunicare con logica e chiarezza l’IDEA scelta dal fotografo, e cioè il significato del Portfolio (il “perché”). I significati possono spaziare in molte direzioni: documentaria, narrativa artistica o tematica, creativa, concettuale e altre ancora.

Più semplicemente, il portfolio è una raccolta di immagini del lavoro del fotografo. Il numero delle fotografie varia dalle 15 alle 50 a seconda della destinazione e del successivo utilizzo. Se ci soffermiamo sul lato artistico, piuttosto che sul lato commerciale, è una successione di fotografie collegate, il cui accostamento deve comunicare la capacità dell’autore di descrivere un fatto o un soggetto attraverso l’idea visiva e progettuale che ha avuto.
Le immagini selezionate hanno il compito di trasmettere una emozione, di raccontare qualcosa e molto spesso non sono nemmeno le foto migliori, ma sono quelle più funzionali alla narrazione del progetto. Per cui il portfolio è un insieme uniforme di immagini dal quale deve emenrgere la fantasia, la capacità espressiva, la tecnica e lo stile del fotografo.

Ci sono delle fasi ben precise nella creazione di un portfolio fotografico e sono le seguenti:

  • SCELTA DEL PROGETTO

In questa fase bisogna aver chiaro “cosa si vuole raccontare”. E’ neccessario stabilire un titolo e un obiettivo di cui dobbiamo tener conto nella successiva selezione, fattori che ci potrebbero portare anche ad eliminare la foto più bella del servizio.

  • FINALITÀ DEL PROGETTO

La nostra selezione cambierà parecchio a senconda della destinazione o delle finalità di pubblicazione. Ad esempio si farà una scelta diversa, sia del tipo che del numero, se le fotografie saranno destinate ad un photoeditor, ad un social network, ad un giornale o ad una mostra.

  • SELEZIONE ED EDITING

In questa fase è importante fare un selezione delle foto che si sembrano più adatte al progetto e qui potrebbe essere necessario escludere anche le foto che ci sembrano più belle, ma che non sono funzionali al portfolio.

I punti principali sono i seguenti:

  1. SELEZIONE di 30/50 fotografie
  2. Scelta della foto di APERTURA (la foto esteticamente più forte che introduce tutto il lavoro) e di CHIUSURA ( la foto che mette il punto, cioè, definisce la conclusione)
  3. COERENZA stilistica e tematica
  4. NESSUNA RIPETIZIONE IMMAGINI SIMILI
  5. CREAZIONE DI UN PERCORSO VISIVO che renda piacevole il lavoro nel suo complesso
  6. RIDUZIONE DEL NUMERO DELLE FOTO in modo da eliminare le foto incoerenti che potrebbero abbassare la qualità del lavoro
  • SUPPORTO E STAMPA

Di solito un portfolio da far visionare ad un professionista o ad un photoeditor deve essere il più chiaro possibile, con stampe di dimensioni 20×30 cm, con al massimo una cornicetta bianca, senza incollaggi su cartoncini o simili. Le foto andranno sistemate secondo l’ordine scelto in precedenza. Per quanto riguarda una mostra dipende molto dal luogo in cui si espone e dalle condizioni di luce, meglio comunque stampe grandi senza cornice in vetro (che rischia di creare spiacevoli riflessi) in modo da valorizzare al meglio le stampe. Ovviamente se il lavoro dovrà essere pubblicato sul web non avrà bisogno di essere stampato.

In ultimo, è importante ricordare ancora una volta che, le fotografie di portfolio sono scattate inseguendo un interesse, uno stimolo o un progetto artistico. Esse costruiscono e raccontano una storia, la storia di chi ha eseguito il lavoro. Ragion per cui tutte le scelte che si faranno nella sua costruzione rispecchieranno le capacità e lo stile del fotografo stesso.

~Orazio Cantio~